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Percorso

Seminario "Agricoltura sostenibile e determinazione del rischio da pesticidi per gli impollinatori, conoscenza scientifica e provvedimenti urgenti"

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Sintesi dei lavori del Seminario (Castel San Pietro Terme - 14 settembre 2013)

L’Osservatorio Nazionale Miele dispone di una importante banca dati di qualità e salubrità dei mieli, con campioni accumulati nei 33 anni di concorso “Grandi Mieli d’Italia, Tre Gocce d’oro”.
L’approvazione e il finanziamento, da parte del Ministero delle Politiche agricole, di un progetto specifico di monitoraggio dei mieli italiani, per la conoscenza oggettiva dei punti di forza e degli elementi di criticità, ha consentito di ottenere un approfondimento di conoscenze prezioso.
Il seminario in oggetto è stato organizzato per confrontare i dati oggettivi di analisi a nostra disposizione con le conoscenze acquisite nell’ambito dei principali centri italiani di ricerca e associativi, centri che partecipano alla vita della comunità scientifica europea ed agli organismi consultivi dell’Unione europea quali Efsa (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) ed Eea (Agenzia europea per l’ambiente).


I punti di forza evidenziati riguardano:
1.    Qualità merceologica dei mieli. I dati dimostrano una notevole crescita professionale del settore apistico.
Solo 5 campioni su 634, meno dell’1%, hanno evidenziato inadeguatezza chimico fisica qualitativa (umidità e HMF non conformi).Questo dimostra, oltre ogni ragionevole dubbio, che gli apicoltori italiani hanno oggi raggiunto, grazie anche al lavoro di assistenza tecnica sostenuto da contributi pubblici e svolto dalle associazioni nonché allo stimolo rappresentato da concorsi rigorosi come il Tre Gocce d’oro, di saper migliorare nella produzione di mieli di qualità.
2   OGM Non sono state rilevate tracce. La ricerca si è incentrata sui campioni di mieli con pollini delle colture potenzialmente a rischio, per varietà botaniche modificate geneticamente autorizzate in altri paesi dell’Unione.
3    Radioattività Non sono state rilevate tracce. E va sottolineato anche in questo caso che la ricerca si è incentrata su campioni di mieli provenienti da zone ove si è evidenziata contaminazione su altre matrici (carne di cinghiale e altro).
4    Diossina e Pcb Non sono state rilevate tracce. La ricerca si è incentrata su campioni di mieli provenienti da zone a rischio (inceneritori e altro).
5    Antibiotici. Con l’utilizzazione di valori analitici particolarmente fini e approfondite non è stato individuato alcun campione di miele italiano con tracce di antibiotici. Queste molecole, che fino a qualche anno fa venivano rilevate nei vari mieli italiani, e che tutt’oggi sono individuate frequentemente in mieli importati, indicano pratiche di profilassi apistica contaminanti e non consentite.
6    Metalli pesanti. Si è evidenziata presenza di metalli pesanti in alcuni tipi di miele, in particolare nei mieli di melata. Ma i livelli raggiunti dai metallinon superano mai le soglie consentite dalla legge. Pur non configurandosi problemi di salubrità, si pone tuttavia l’esigenza di proseguire a monitorare e studiare il fenomeno, anche al fine di comprendere se esistano eventuali causeda imputare a pratiche errate nel processo produttivo del miele (attrezzatureche rilasciano metalli) e il peso invece che possono avere cause ambientali d’inquinamento dell’aria o del suolo.

Criticità
Le criticità evidenziate sono invece inerenti l’uso della chimica in agricoltura. A tal proposito i dati dell’indagine dell’Osservatorio (incentrati prioritariamente sui mieli) e quelli dell’indagine di Unaapi (incentrati prioritariamente sui pollini) si integrano vicendevolmente.
Il Seminario “Agricoltura sostenibile, determinazione del rischio da pesticidi per gli impollinatori, conoscenza scientifica e provvedimenti urgenti”, organizzato dall’Osservatorio Nazionale Miele lo scorso 14 settembre a Castel San Pietro Terme, ha riscosso considerevole successo non solo per la qualificata platea che ha preso parte ai lavori, ma soprattutto, per l’importanza dei contributi presentati, che hanno contribuito a un ulteriore miglioramento delle conoscenze sulle problematiche di contaminazione dei prodotti apistici, alla loro condivisione e diffusione agli utenti nelle diverse discipline presenti, ai portatori di interessi e ai decision maker. Al fine di raggiungere il fine dichiarato del seminario: condividere le conoscenze e ottenere i provvedimenti necessari, riteniamo doveroso proporre in estrema sintesi le criticità emerse.
Va sottolineata la scelta di effettuare la ricerca analitica a livelli di approfondimento rapportati alla tossicità delle molecole ricercate. In particolare la residualità da neonicotinoidi non si evidenzia se lo screening è condotto con soglie da 20 a 50 ppb, secondo alimento; poiché questa è la soglia di eventuale rischio a oggi individuata e rapportata alla salute umana.
Quindi su una campionatura selezionata dei mieli è stato condotto uno screening di residualità di neonicotinoidi a 1 ppb.


I punti critici
Soprattutto nei mieli di agrumi, ciliegio e tiglio i neonicotinoidi sono stati individuati valori residuali delle molecole indagate che possono destare preoccupazione per la salute delle api, specie se se ne considera il consumo da parte degli alveari prolungato nel tempo.
Tali dosaggi confermano le preoccupazioni fondate sui trattamenti in prefioritura con neonicotinoidi (ciliegio e agrumi) e della pratica dell’endoterapia (tiglio).
L’indagine di Unaapi sulle serie polliniche, condotta nel 2012 (ripetuta e perfezionata anche nel 2014), ha evidenziato che oltre il 55% del polline raccolto dalle api presenta residualità di pesticidi. Per lo più si tratta di fungicidi, talora anche in quantitativi significativi (centinaia di ppb). Sovente nello stesso campione sono presenti residui di più molecole: oltre ai fungicidi prevalentemente insetticidi. In diversi casi sono poi stati individuati principi attivi da tempo non più consentiti in agricoltura. Tali preoccupanti risultati trovano peraltro conferma in simile indagine condotta da Beenet, in questo caso in polline immagazzinato nell’alveare (pane d’api) e non da trappola come nel campionamento di Unaapi. Ciò che emerge dall’insieme di questi dati è un quadro che suscita notevoli e fondate preoccupazioni sulla qualità del cibo delle api (nettare e polline), tale da poter ipotizzare (alla luce di molteplici studi) un forte nesso tra residualità chimiche e le problematiche sanitarie d’allevamento che gli apicoltori sempre più diffusamente lamentano.
Si pone poi un quesito nuovo e di rilievo: il polline è un alimento non solo per le api ma anche dell’uomo, anzi il polline è proposto e consumato dall’uomo come alimento naturale d’eccellenza quale integratore alimentare. E’ ammissibile la contaminazione delle fioriture sia dei coltivi e sia della botanica circostante conseguente all’irrorazione chimica a fini agronomici? E’ lecita una pratica di difesa fitosanitaria (per cui sono determinati rigidamente i limiti residuali sulla coltura trattata) che nel contempo avvelena un altro alimento, danneggia l’apicoltore, e può determinare pericoli per la salute umana?


Provvedimenti necessari
Premessa
La dinamica in divenire per la messa a punto degli approcci e strumenti per la miglior difesa della produttività delle colture deve necessariamente saper e voler prendere atto tempestivamente dei fattori critici che emergono. L’intera vicenda dei neonicotinoidi dimostra l’importanza del monitoraggio di criticità e fenomeni in campo, che non possono essere definiti “accidentali”, per avere consapevolezza degli effetti e l’assunzione di tempestivi provvedimenti precauzionali; tali da garantire oltre alla difesa delle colture, la preservazione di impollinatori, salute umana e l’ambiente. Di seguito gli ambiti d’utilizzo di fitosanitari su cui necessitano provvedimenti correttivi urgenti:
1    I trattamenti con insetticidi, neonicotinoidi in particolare, in prefioritura delle colture d’interesse apistico, sono da vietare. Si sono infatti accertate presenze residuali nelle produzioni floreali di potenziale e significativo rischioper gli impollinatori .
2    Fertilizzazione con insetticidi, specie in periodi siccitosi, è crescente la segnalazione di avvelenamenti in apiari situati in prossimità di colture, quali meloni, angurie, zucchine, pomodori… su cui tale pratica è diffusa.

3    Aspersione d’ insetticidi, neonicotinoidi in particolare, sulle colture di interesse apistico a fioritura scalare visitate dagli impollinatori
(cucurbitacee, leguminose, solanacee…). La dannosità per impollinatori e ambiente è in questo caso certa e tali utilizzi non possono trovare quindi alcunagiustificazione.
4   Irrorazioni di colture e vegetazione circostante con insetticidi, neonicotinoidi in particolare, in presenza di essudazioni zuccherine extra floreali. Sino a oggi le procedure precauzionali hanno riguardato unicamente i i trattamenti in fioritura. E’ di tutta evidenza come anche le melate siano un alimento importante per api e impollinatori che non può e non deve essere inquinato con insetticidi. Caso tipico si verifica nella lotta allo scafoideo, vettore della flavescenza dorata della vite, che prevede che l’esecuzione di interventi insetticidi possa avvenire anche in presenza di melata. Avvelenamenti sono stati recentemente segnalati anche in Sicilia pertrattamenti insetticidi effettuati su agrumi in presenza di melata.
5    Trattamenti erbicidi su colture di girasole e colza resistenti all’erbicida. Si sono verificati nel 2013 in centro Italia tali morie e spopolamenti di apiari su fioritura di girasole da imporre immediate misure precauzionali. D’altro canto rispetto a questa pratica agronomica, così come fu all’atto dell’autorizzazione dei neonicotinoidi per la concia dei semi, il rischio per gli impollinatori in fase autorizzativa non è stato minimamente considerato. L’immediato divieto di tale pratica è quindi misura precauzionale obbligata.
  Endoterapia arborea. In meccanismo d’azione, la persistenza nel tempo rendono incompatibile l’utilizzo di tale pratica fitosanitaria su tutte le speciebotaniche visitate da api e impollinatori utili.

In conclusione:
L’implementazione della decisione comunitaria di sospensione temporanea d’uso dei tre principali principi attivi neonicotinoidi e del fipronil su parte delle colture deve essere accompagnata da uno diverso sforzo sia sul piano nazionale che comunitario per una effettiva implementazione delle nuove linee guida proposte nell’estate 2013 dall’ EFSA per l’autorizzazione di molecole e preparati rispetto al rischio per api e impollinatori.
Va proseguita l’attività di monitoraggio e di condivisione delle problematiche che emergono dal campo con l’apporto oltre che delle diverse competenzescientifiche e di ricerca delle associazioni apistiche e degli enti pubblici e privati attivi su tali temi.

23 settembre 2013