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Percorso

Seminario "Scienza e tecniche per la sostenibilità in agricoltura"

Torna a CRT -  Dossier - Studi e ricerche produzione e mercato

19 Settembre 2015 - Castel San Pietro Terme (BO)

Presentazione

Il diritto/dovere alla difesa fitosanitaria delle colture agricole va compreso in quanto necessario alla produzione di alimenti. Ciò premesso occorre precisare che nell’interesse dell’agricoltore stesso, dell’ambiente e dei consumatori, tale difesa deve essere realizzata nell’ambito di pratiche sostenibili dal punto di vista ambientale e salutistico e con l’impiego di molecole che non siano dannose per l’ambiente e per la salute umana. Le api rappresentano uno strumento formidabile per la lettura dei fenomeni riguardanti le criticità che l’impiego della chimica in agricoltura determina. In tal senso l’esame di questi fenomeni consente di comprendere i fattori di rischio per il settore produttivo apistico e, allo stesso tempo, di misurare la dannosità di certe pratiche al fine di individuare azioni di difesa alternative improntate alla sostenibilità. Mettere assieme quindi la lettura dei fenomeni in campo, così come vengono rilevati attraverso il progetto BeeNet Spia, e le esperienze di ricerca raccolte ai massimi livelli riguardo la documentazione di tali criticità e l’individuazione di pratiche alternative, tutto ciò non risponde più ai meri interessi, pur legittimi dell’apicoltura bensì all’interesse generale e agricolo di individuare e diffondere la miglior pratica per produrre in modo sano e sostenibile. Il seminario è, infatti, finalizzato alla diffusione delle migliori pratiche agronomiche per la sostenibilità ambientale dell’agricoltura e alla formazione di tecnici nei diversi profili professionali all’altezza delle odierne sfide protagonisti del settore, sia come promotori delle pratiche sia come valutatori dell’insorgenza di criticità. In tal senso, agronomi, fitopatologi, veterinari, esperti apistici sono i principali destinatari dell’iniziativa formativa.

Programma Seminario

Moderatore: Alberto Contessi

Giancarlo Naldi

 

"Dalla scienza alle buone pratiche per una difesa fitosanitaria compatibile con ambiente e salute"

Claudio Porrini

“Il quadro delle criticità per le api in relazione ai risultati di Beenet-progetto spia”

Teresa Renzi (ricercatrice Università di Bologna)

“Autorizzazione e valutazione di nuove e vecchie molecole di fitofarmaci nello scenario europeo”

 

Criticità e pratiche sostenibili di difesa per le varie colture:

10.45 Graziano Vittone

“Frutticoltura e nocciolo”

11.00 Carlo Duso

“Viticoltura”

11.45 Lorenzo Furlan

“Le migliori tecniche di difesa delle colture erbacee oggi”

13.30 Lucia Zappalà

“Approccio soft alla difesa fitosanitaria delle colture orticole”

14.15 Roberto Ferrari

“Criticità ambientali da difesa fitosanitaria del verde ornamentale pubblico e privato e buone pratiche da

diffondere”

15.00 Giorgio Fedrizzi – Lucia Piana

“Monitoraggio oggettivo delle matrici apistiche”

 

Breve resoconto sulle nuove criticità per le api:

15.45 Laura Bortolotti

“Vespa velutina”

16.15 Franco Mutinelli

“Aethina tumida”

Tavola Rotonda

Scienza e tecniche per la sostenibilità in agricoltura, dai risultati del seminario alle scelte politico istituzionali

Tavola rotonda nella quale si confrontano scienza e istituzioni ai più alti livelli per promuovere presso le istituzioni la conoscenza delle criticità ambientali ed economiche presenti e per individuare i rimedi necessari.

Con la partecipazione di:

Giancarlo Naldi – Osservatorio Nazionale Miele

Francesco Panella - Unaapi

Francesca Marchetti - Regione Emilia- Romagna

Resoconto seminario

Le indicazioni emerse il 19 settembre u.s. dal seminario di Castel S. Pietro Terme sulla sostenibilità in agricoltura, evidenziano ancora una volta quanto le api, eccellenti bioindicatori dello stato di salute dell’ambiente e degli effetti dell’azione dell’uomo su di esso, siano in sofferenza. I casi di mortalità e spopolamenti segnalati, che purtroppo sono solo la punta dell’iceberg, si stanno allargando anche ad altre coltivazioni come la medica e il nocciolo, e non riguardano solo l’uso massiccio di insetticidi (in particolare i neonicotinoidi), ma anche quello di fungicidi, acaricidi, erbicidi che assommandosi ad altre problematiche di ordine patologico e ambientale, favoriscono l’insorgere di subdoli effetti sinergici.

I trattamenti fitosanitari eseguiti a ridosso della fioritura, se non in piena antesi, o in presenza di vento (effetto deriva) oppure senza effettuare lo sfalcio delle specie botaniche spontanee presenti, sono stati segnalati, più o meno ufficialmente, da molte parti.

Il convegno è stato dedicato in gran parte all’illustrazione delle tecniche soft, esistenti e praticabili, di difesa nei vari settori agricoli.

  • Frutticoltura. Il ruolo fondamentale dell’ape in frutticoltura, in particolare per le varietà non autofertili, deve essere salvaguardato sia dal punto visto giuridico (leggi regionali sul divieto di trattamenti in fioritura con prodotti dannosi alle api) sia tecnico (bollettini fitosanitari che evidenziano le indicazioni di non intervenire durante la fioritura per proteggere gli insetti pronubi) con l’incentivazione di metodi eco-sostenibili nella difesa dalle avversità (confusione sessuale, diradamento e diserbo meccanico, ecc.). In particolare vanno sostenute le pratiche colturali fondamentali nell’attuazione della difesa integrata a cominciare dall’impianto frutticolo, che deve essere realizzato in funzione di questo sistema di conduzione (scelta varietale, densità, forma, ecc.), i piani di concimazione e di irrigazione, le modalità di potatura, ecc. In caso di assoluta necessità di effettuare l’intervento chimico, bisogna sempre consultare i dati sulla tossicità dei vari pesticidi nei confronti delle api.
  • Viticoltura. Il consumo di insetticidi in viticoltura è in aumento (+178%) dal 2005 al 2010, ma esiste una grande disparità tra viticoltura da tavola (oltre 10 trattamenti/anno in Puglia) e da vino (1-2 nel Veneto). I nuovi insetticidi sembrano essere efficaci verso i fitofagi tradizionali ma sono sorti nuovi problemi, come ad es. la cicalina Empoasca vitis. L’introduzione accidentale di fitofagi esotici ha complicato il quadro delle avversità della vite, come la diffusione della flavescenza dorata, favorita da quella del suo vettore, di origine nordamericana, Scaphoideus titanus soggetto a lotta obbligatoria. Altri fitofagi un tempo sconosciuti o poco importanti, sono saliti alla ribalta a causa degli squilibri ecologici indotti dall’impiego di insetticidi e fungicidi, dannosi nei confronti dei relativi predatori. Inoltre la modernizzazione dei sistemi viticoli rappresentata un ulteriore fattore che incentiva queste problematiche. E’ comunque possibile ridurre il consumo di pesticidi tramite il miglioramento delle tecniche di monitoraggio, l’adozione di modelli previsionali efficaci, il rispetto delle soglie di intervento, l’impiego di prodotti fitosanitari a ridotta tossicità acuta e cronica e l’individuazione di alternative come la lotta biologica e le tecniche agronomiche. Le problematiche associate ai fitofagi della vite sono in continua evoluzione ma spesso possono essere affrontate con mezzi alternativi agli insetticidi.
  • Orticoltura. Anche in questo caso si sottolinea l’importanza della prevenzione favorendo l’uso ottimale delle risorse naturali con la protezione e potenziamento di antagonisti naturali e limitando le tecniche colturali ad impatto ambientale negativo. Il monitoraggio è fondamentale ai fini decisionali, e per il controllo dei fitofagi è possibile impiegare antagonisti biologici (entomofagi/entomopatogeni), mentre il ricorso ai prodotti fitosanitari, il più possibile selettivi, deve essere ridotto al minimo indispensabile. Come esempio principale, è stato riportato il controllo in serra, con metodi alternativi, del fitofago Tuta absoluta, un lepidottero di origine sudamericana di recente introduzione in Europa (in Italia nel 2008), che causa gravi danni al pomodoro ma che risulta dannoso anche per patata, tabacco, melanzana, peperone e altre solanacee. Tali metodi si basano sull’impiego di parassitoidi e predatori, sull’utilizzo di feromoni per la confusione sessuale e la cattura massale, sul ricorso a trattamenti con zolfo o altri prodotti a basso impatto ambientale e sulle buone pratiche agronomiche, come l’eliminazione e la distruzione dei resti della precedente coltura, l’adozione delle rotazioni colturali, l’eliminazione di potenziali ospiti vegetali alternativi nei pressi della coltura (Solanum, Datura, ecc.), il riposo del terreno tra un ciclo colturale e l’altro e la lavorazione dello stesso prima del trapianto, l’utilizzo di reti escludi-insetto.
  • Colture erbacee. Con questa relazione, è stato sottolineato con forza, come recita la normativa vigente, l’importanza della valutazione del livello di presenza dei parassiti in un campo coltivato e, di conseguenza delle decisioni sul tipo di difesa da adottare. Anche in questo caso è stata ribadita l’importanza di alcune tecniche agronomiche di prevenzione, come l’avvicendamento colturale (rotazione), la scelta di varietà/ibridi resistenti, la loro precocità e l’epoca di semina. Dopo aver valutato il livello delle popolazioni dei parassiti potenzialmente in grado di provocare un danno apprezzabile alle colture, e se non sono disponibili soluzioni agronomiche, biologiche e fisiche valide, l’unica strada rimane quella chimica. I pesticidi da utilizzare devono essere quelli più selettivi con minimi effetti sulla salute umana, sugli organismi non bersaglio e sull’ambiente. L’agricoltore dovrebbe comunque verificare sempre il grado di successo delle misure fitosanitarie adottate. Anche in questa esposizione è stato riportato come esempio pratico la difesa del mais, con la novità dei fondi mutualistici, in quanto possono aiutare in modo decisivo l’applicazione della difesa integrata. Le principali avversità a cui deve far fronte il maiscoltore sono diabrotica, elateridi, nottue, virosi e uccelli. Per ognuna di queste sono stati illustrati i fattori di rischio e le possibilità di monitoraggio e di controllo (vedi tabella).
STRATEGIA LIVELLO
DIABROTICA
Livello di rischio basso
Possibilità monitoraggio media
Potenzialità soluzioni agronomiche alta
Potenzialità soluzioni biologiche alta
Potenzialità altre soluzioni non chimiche bassa
Possibilità di copertura fondo mutualistico alta
Target Difesa Integrata (% sup trattata con fitofarmaci)
ELATERIDI
Livello di rischio basso (< 5%)
Possibilità monitoraggio alta
Potenzialità soluzioni agronomiche media
Potenzialità soluzioni biologiche media
Potenzialità altre soluzioni non chimiche media
Possibilità di copertura fondo mutualistico alta
Target Difesa Integrata (% sup trattata con fitofarmaci)  5
NOTTUE
Livello di rischio basso
Possibilità monitoraggio alta
Potenzialità soluzioni agronomiche bassa
Potenzialità soluzioni biologiche bassa
Potenzialità altre soluzioni non chimiche bassa
Possibilità di copertura fondo mutualistico alta
Target Difesa Integrata (% sup trattata con fitofarmaci)  < 5
VIROSI
Livello di rischio            basso (< 1%)
Possibilità monitoraggio medie
Potenzialità soluzioni agronomiche alta
Potenzialità soluzioni biologiche bassa
Potenzialità altre soluzioni non chimiche bassa
Possibilità di copertura fondo mutualistico alta
Target Difesa Integrata (% sup trattata con fitofarmaci) 0
UCCELLI
Livello di rischio basso (< 5%)
Possibilità monitoraggio bassa
Potenzialità soluzioni agronomiche bassa
Potenzialità soluzioni biologiche bassa
Potenzialità altre soluzioni non chimiche media
Possibilità di copertura fondo mutualistico alta
Target Difesa Integrata (% sup trattata con fitofarmaci)
  • Verde ornamentale. In questo settore della difesa fitosanitaria spesso, sia nelle aree campestri sia in quelle urbane, si effettuano trattamenti non selettivi provocando danni alle api e agli altri organismi utili come gli Apoidei selvatici e le farfalle. Al fine di evitare, o ridurre al minimo, questi interventi chimici, è necessario favorire la lotta naturale con l’inserimento nel territorio di siepi e strisce di erbe non falciate che consentono la moltiplicazione, l’alimentazione e il rifugio di insetti utili. In questo modo è possibile incentivarne la presenza facilitandone il passaggio verso le piante ornamentali infestate. Infatti le siepi ornamentali contribuiscono all’aumento della biodiversità e rappresentano importanti corridoi di spostamento per gli organismi utili oltre ad essere un prezioso rifugio in qualsiasi momento dell’anno, sia d’inverno sia durante la bella stagione. Le specie arboree e arbustive che favoriscono la moltiplicazione di insetti predatori o parassitoidi utili per una gestione ecologica del verde ornamentale, sono molte. Ad esempio il ciliegio, il mirabolano, il pioppo bianco e il prugnolo consentono la presenza nel territorio delle coccinelle, importanti predatori di afidi e psille; oppure il sambuco e il salice, importanti per molti parassitoidi di insetti fitofagi. Tra le specie erbacee si possono annoverare l’ortica, il farinaccio, lo stoppione e il romice, utili alle coccinelle predatrici di afidi. Tra le problematiche di recente introduzione per il verde ornamentale, c’è la Cydalima perspectalis (piralide del bosso), contro la quale però si può intervenire con il Bacillus thuringiensis var. kurstaki, l’Arocatus melanocephalus (cimice dell’olmo) e lHalyomorpha halys (cimice marmorizzata). Ma il vero problema rimane comunque la lotta alle zanzare. Anche in questo caso sono importanti i comportamenti utili che le persone possono mettere in pratica per prevenirne la presenza. Ad esempio mantenere riparato dalla pioggia ogni contenitore, eliminare i sottovasi, tendere i teli di plastica impiegati come copertura, chiudere ogni bidone e fusto impiegato per stoccare acqua, trattare regolarmente con prodotti larvicidi (seguendo le indicazioni riportate in etichetta) i chiusini, le caditoie e i pozzetti per lo sgrondo dell’acqua meteorica.

Però, pur esistendo tecniche attuabili di difesa delle coltivazioni a basso impatto ambientale, purtroppo è difficile che gli agricoltori le pratichino. Uno dei motivi è che sempre più aree agricole, in particolare quelle coltivate in monocoltura/monosuccessione e mancanti di strutture agroecologiche come siepi, bordure e rive alberate, non si prestano ad attuare i dettami della difesa integrata. Quindi, per attuare una vera difesa integrata vi è la necessità di predisporre adeguatamente il territorio con infrastrutture ecologiche e aree di compensazione ecologica per conservare e, se possibile, incrementare la biodiversità, allo scopo di prevenire lo sviluppo e la diffusione degli organismi dannosi alle piante coltivate.

La moratoria europea dei neonicotinoidi (Regolamento UE n. 485/2013) in vigore dal 1 dicembre 2013, ha risolto solo in parte (semina mais) i gravi problemi creati alle api da queste sostanze. Infatti nel 2014 sono state diverse le segnalazioni di mortalità delle api dovute ai neonicotinoidi nelle aree frutticole, sia in pre sia in post fioritura. Tenendo in considerazione che la norma europea vietal’impiego di imidacloprid, thiamethoxam e clothianidin nella concia delle sementi e nelle applicazioni al suolo per le colture attrattive per le api oltre a quello fogliare (sempre sulle colture attrattive per le api), fatta eccezione per l’impiego in serra, per gli usi successivi alla fioritura e per le colture raccolte prima della fioritura (es. lattughe e simili), nel 2014 questi neonicotinoidi, dalle segnalazioni e analisi SPIA del progetto BeeNet disponibili fino ad ora, sono stati trovati in 4 casi giunti da aree tipicamente maidicole durante la semina del mais, in una circostanza pervenuta da un’area di frutticoltura intensiva (melo) nel periodo pre-fiorale e in 12 casi avvenuti in aree di frutticoltura intensiva (melo) nel periodo post-fiorale.

A questo proposito, la Commissione Europea, dopo aver chiesto nel 2009 ad EFSA la valutazione del rischio per i neonicotinoidi usati in concia e granulare (imidacloprid, thiamethoxam, clothianidin) nei confronti delle api, nel 2015 lo ha esteso tale richiesta anche per gli altri usi.

Dal convegno è emerso, inoltre, come la riconsiderazione delle procedure di valutazione per l’autorizzazione di nuove e vecchie molecole di pesticidi nello scenario europeo, che sta portando avanti EFSA, vada sostenuta e incentivata. Infatti dalla loro “Opinion” (2012) è stata sottolineata l’inadeguatezza delle attuali procedure di valutazione del rischio sulle api per i prodotti sistemici (incompleta stima degli effetti sugli adulti, scarsa valutazione degli effetti sulle larve, limitata valutazione dell’esposizione ai pesticidi, prove di campo inappropriate, assenza di valutazione del rischio sulle altre specie di apoidei, ecc.). Nel Documento guida dell’EFSA, pubblicato nel 2013 e aggiornato nel 2014, tutti questi punti sono stati presi in considerazione proponendo saggi più estesi e approfonditi.

Servirebbe inoltre, un’incisiva azione educativa rivolta ai consumatori, le cui scelte determinano il mercato e soprattutto i metodi di coltivazione. Non solo quindi prodotti di stagione e locali (indicare quali sono), ma anche produzioni agricole con piccole imperfezioni estetiche, di pezzatura differente, ma perfettamente commestibili. Insomma prodotti biologici e non… tecnologici.

Gli effetti di una gestione non adeguata del nostro territorio agricolo, si possono riversare in altri comparti produttivi come quello dell’apicoltura, con residui riscontrabili nei prodotti apistici.

Altre problematiche apistiche che si aggiungono a quelle già conosciute (varroa, virosi, ecc.) e a quelle agro-ambientali fin qui descritte (pesticidi, gestione del territorio, ecc.), sono Aethina tumida e Vespa velutina.

Aethina tumida. La recente introduzione (Gioa Tauro – RC, settembre 2014) nel nostro Paese di questo parassita dell’alveare, ha scatenato una serie di polemiche tra le Associazioni degli apicoltori, i Sevizi Veterinari e il Ministero della Salute, soprattutto per le modalità di controllo adottate. Attualmente i provvedimenti vigenti prevedono l’immediata segnalazione di Aethina tumida ai Servizi Veterinari che devono effettuare un censimento degli apiari e alveari nella regione e nell’area a rischio con una visita clinica degli stessi, utilizzando anche le trappole, e istituendo un’area di protezione di 20 km di raggio e un’area di sorveglianza di 100 km di raggio. Le movimentazioni e gli acquisti di materiale apistico vivo e non (in regione e da/per la regione), devono essere verificati, come anche le movimentazioni a rischio nel porto (legname, terra, piante con terra, frutta) e loro provenienza (Africa, USA, Australia). Gli alveari e il materiale apistico infestato vanno distrutti e gli apicoltori indennizzati (Decreto 19.11.2014). Dopo una prima fase di visite positive il parassita, durante la primavera e l’estate 2015, non si rinveniva più durante le ispezioni ufficiali dei veterinari. In realtà Aethina era ancora presente ma a basse densità (probabilmente per l’instaurarsi di condizioni ambientali non favorevoli), tanto più che le visite autunnali sono ritornate ad essere positive. Il periodo di applicazione delle misure di protezione, relative al piccolo scarabeo dell’alveare, sono state prorogate alla fine di novembre 2015 (2015/838/UE, 28 maggio 2015).

Vespa velutina. Non da meno, in termini di preoccupazioni e di polemiche, è stata la segnalazione nel 2012 della presenza, nella Liguria di ponente, di quest’altro insetto alieno. I danni agli alveari, dovuti al loro assedio da parte di V. velutina, cominciano a farsi sentire in termini di produzione e di collasso delle famiglie. Per ora questa vespa è ancora relegata nell’area della Liguria occidentale, ma tutto fa presagire che possa rapidamente diffondersi nel nord e nel centro Italia. La rete di monitoraggio del predatore, che grazie al “Progetto velutina” del Mipaaf (gestito dal CREA-Api) al momento è attiva in Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, si basa sostanzialmente sull’impiego di trappole e sull’avvistamento degli adulti davanti agli alveari. Il primo metodo però è abbastanza critico per la scarsa selettività degli attrattivi utilizzati (birra). Con le bottiglie-trappola, infatti, è possibile catturare anche molta entomofauna utile. La lotta, invece, è indirizzata all’individuazione e alla successiva distruzione dei nidi. Entrambe le operazioni non sono però facilmente attuabili e si stanno sperimentando diverse strategie. Ad esempio, per l’individuazione è in atto una specifica ricerca per la messa a punto di un radar armonico in grado di seguire l’adulto di V. velutina dall’alveare al nido. Mentre per la sua distruzione sono in corso prove per definire idonei sistemi e per l’organizzazione delle squadre di intervento in collaborazione con le autorità locali e le associazioni di apicoltori.

Galleria fotografica della giornata di lavoro

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